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	<title>Enter the Cloud &#187; ABC Cloud</title>
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	<description>dentro la nuvola.</description>
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		<title>Europa, cloud, sicurezza</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[Il punto di vista di ENISA: una spada a doppio taglio
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7645" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/05/enisacloud-150x150.png" alt="Il cloud secondo ENISA" width="150" height="150" />Che pensano dei servizi cloud le autorità europee? Lo abbiamo simbolicamente chiesto a <a href="http://www.enisa.europa.eu/" rel="nofollow" target="_blank">ENISA</a>, l’European Network and Information Security Agency, produttrice recente di un documento denominato <a href="http://www.enisa.europa.eu/activities/Resilience-and-CIIP/cloud-computing/critical-cloud-computing" rel="nofollow" target="_blank">Critical Cloud Computing</a> e sottotitolato <em>Prospettiva sui servizi cloud dal punto di vista CIIP</em>, cioè <em>Critical Information Infrastructure Protection</em>.<span id="more-7644"></span></p>
<p>La visuale di ENISA è fortemente orientata alla <em>security</em>, tanto che l’esperto Ross Anderson – alla luce delle strategie comunitarie enunciate per combattere il cibercrimine – la definisce in procinto di divenire <em>una rete riservata di agenzie militari e di intelligence</em>.</p>
<p>Il cloud e la sicurezza sono per l’agenzia una spada a doppio taglio. Da un lato, quello forse più affilato, si nota che la concentrazione di dati provenienti da più aziende in pochi grandi <em>datacenter</em> amplifica potenzialmente gli effetti di un ciberattacco contro di essi che avesse successo:</p>
<blockquote><p>I servizi più critici sono le grandi installazioni Infrastructure as a Service (IaaS) e Platform as a Service (PaaS), che erogano servizi a vendor IT con milioni di utenti e organizzazioni collegate.</p></blockquote>
<p>Si pone l’accento anche su settori cruciali come finanze, trasporti ed energia, molto propensi ad adottare il cloud e dunque esporsi a rischi di questo tipo. Ma la spada ha due tagli e il secondo quello più rassicurante, nota come la nuvola sia sensibilmente più robusta in molti casi specifici, per esempio attacchi distributed denial of service (DDoS):</p>
<blockquote><p>Un vantaggio chiave del cloud è l’elasticità, che aiuta ad affrontare i picchi straordinari di traffico e mitiga il rischio di sovraccarichi o attacchi DDoS. È difficile mitigare l’impatto di un picco o di un attacco DDoS se le risorse di elaborazione disponibili sono limitate.</p></blockquote>
<p>Un altro vantaggio del cloud è la resilienza. La nuvola non è a prova di <em>crash</em>, ma offre i migliori tempi di uptime disponibili e in tante situazioni – il documento fa esplicito riferimento per esempio al terremoto del 2011 in Giappone – rimane in piedi anche quando un evento catastrofico interrompe i servizi IT <em>tradizionali</em>.</p>
<p>Consigliamo vivamente la lettura integrale del documento, che si chiude con una serie di raccomandazioni dirette alle entità nazionali che si occupano di cibersicurezza ma meritano diffusione più vasta. E con un appello al settore:</p>
<blockquote><p>La standardizzazione, specialmente per i servizi IaaS e PaaS, permetterebbe ai clienti di spostare agevolmente i carichi di lavoro verso altri operatori nel caso in cui un provider accusasse interruzioni di servizio su larga scala causate da malfunzionamenti o perfino dispute legali o amministrative.</p></blockquote>
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		<title>Il Cloud e le Vendite</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 09:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena B</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
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		<description><![CDATA[La nuvola come strumento e opportunità di business]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-7358" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/04/cloud-soldi.jpg" alt="Il cloud e le vendite" width="203" height="196" />Abbiamo già visto come il Cloud Computing aumenti la produttività, ora vedremo come sfruttarlo per aumentare le vendite.<span id="more-7356"></span> La nuvola non è infatti solo un luogo virtuale dove archiviare files e dati, ma è anche un importante strumento al servizio delle vendite.</p>
<p>Velocizzare i processi di vendita e renderli più efficaci è possibile grazie agli strumenti di collaborazione che offre il Cloud Computing. Vediamo quindi come sfruttare il Cloud per le vendite e qualche consiglio che sia le grandi aziende che le PMI possono mettere in pratica.</p>
<p><strong>Archiviare e accedere ai file dei clienti da qualunque luogo, anche in mobilità: </strong>un servizio di cloud compunting, in questo caso di cloud storage, non è solo utile per fare un backup dei dati del PC e metterli al sicuro da eventuali guasti del computer. E&#8217; anche utile per archiviare i files relativi ai clienti (o ai fornitori) per potervi poi accedere da qualsiasi luogo. Le operazioni di consultazione dei documenti di vendita sono molto più veloci e possono essere fatte in qualsiasi luogo, non solo dall&#8217;ufficio, ma anche da smartphone e tablet in caso di viaggi di lavoro.</p>
<p><strong>Collaborare con i colleghi e avanzare proposte di sviluppo: </strong>avere uno spazio di lavoro sulla nuvola condiviso con i colleghi è un modo di collaborare molto efficiente. Tutti possono commentare i progetti, vedere le modifiche degli altri in tempo reale ed essere sempre aggiornati sugli sviluppi e sulle <a href="http://www.enterthecloud.it/abc-cloud/cloud-strumentilavoro/">decisioni prese</a>. Avere a disposizione le varie versioni dei files e la cronologia delle modifiche rende i progressi e i processi che hanno portato alle proposte trasparenti e a disposizione di tutto il team. Eventualmente, si può sempre tornare alle versioni precedenti di un progetto e ripartire da lì se il risultato non soddisfa il gruppo di lavoro.</p>
<p><strong>Condividere contratti, proposte e ordini con i clienti</strong>: per una maggiore efficienza, il cloud può anche essere messo a disposizione dei clienti. Attraverso un semplice link privato, il cliente e l&#8217;azienda possono condividere documenti di proposte commerciali, ordini ecc. Inviare le informazioni solo via mail non è infatti la scelta migliore, il messaggio potrebbe finire nella cartella di spam o essere ignorato tra i tanti messaggi in entrata. I files saranno così al sicuro in un luogo centralizzato e protetto da una password, inoltre, i clienti potranno avere accesso al documento in ogni momento.</p>
<p><strong>Collaborare con i clienti sulla nuvola: </strong>sul cloud non si può solo collaborare con i colleghi, ma anche con i clienti. Le proposte commerciali possono essere perfezionate, si può discutere in chat delle modifiche al fine di ottimizzare tutto per il cliente. Questa pratica può risparmiare sia al venditore che al cliente molto tempo e anche molta frustrazione, quest&#8217;ultimo sarà anche positivamente sopreso dall&#8217;efficienza e dalla modernità dell&#8217;azienda. Inoltre, avendo tutta la documentazione e i record della collaborazione archiviati sul cloud, sarà più semplice passare tutto a chi si occupa dell&#8217;assistenza post vendita.</p>
<p><strong>Nuove opportunità:</strong> avendo uno spazio di cloud storage sempre a disposizione, potrete avere ovunque accesso alle informazioni sui prodotti e alla documentazione per nuove proposte commerciali. Ad esempio a dei meeting o durante un viaggio di lavoro, si può sempre sfruttare il tablet per mostrare ad un nuovo potenziale cliente i propri prodotti. Con il cloud, gli strumenti di vendita sono sempre a portata di mano, consentendo di catturare più opportunità di business anche quando si è &#8220;on the go&#8221;.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.business2community.com/cloud-computing/6-ways-cloud-storage-can-aid-you-in-sales-0467977" rel="nofollow" target="_blank">Business2Community</a></p>
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		<title>Il Cloud è meglio di un Assistente Personale&#8230;ecco perchè</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 10:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena B</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[automazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Google Drive]]></category>
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		<description><![CDATA[I vantaggi per le piccole imprese ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-7290" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/04/cloud2.jpg" alt="" width="240" height="160" />I manager sanno bene che organizzare il lavoro può non essere semplice.<span id="more-7288"></span> Leggere le mail, organizzare i documenti, gestire un calendario, ricordarsi le riunioni e gli appuntamenti, fare i backup dei dati importanti&#8230;sono tutte operazioni che prima o poi finiscono per rallentare il lavoro e diventano causa di una scarsa <strong>produttività</strong>.</p>
<p>A questo punto, chi può permetterselo penserebbe subito ad assumere una segretaria, o meglio, <strong>un assistente personale</strong>. In realtà, specialmente per le piccole imprese, questa potrebbe non essere la soluzione più conveniente. Infatti, secondo il <a href="http://smallbusiness.yahoo.com/advisor/3-reasons-cloud-better-assistant-110005557.html" rel="nofollow" target="_blank">blog di Yahoo! Small Business Advisor</a>, il <strong>miglior assistente di lavoro è il Cloud Computing: semplice, efficiente e soprattutto economico</strong>.</p>
<p>I servizi Cloud sono convenienti, fanno risparmiare sulle infrastrutture, danno accesso automatico alle innovazioni, permettono la collaborazione, migliorano la produttività e consentono di tagliare i costi. Vediamo ora in quali modi <strong>il Cloud può aiutare le piccole imprese</strong>.</p>
<p><strong>Risparmio di lavoro, tempo e infrastrutture</strong>: le piccole imprese possono ridurre i costi utilizzando il cloud per archiviare i dati, fare i backup, automatizzare delle operazioni e affidare a qualcun altro la gestione dei server.</p>
<p><strong>Accesso</strong>: piuttosto che archiviare i dati in un computer in ufficio o in un server interno, utilizzare un servizio di cloud storage online offre maggiori vantaggi. Invece di chiedere all&#8217;assistente di inviarvi un determinato file via mail, o peggio, di portarvi una pila di documenti, si può fare affidamento su un servizio cloud per avere accesso a tutti i dati anche da casa o in mobilità con lo smartphone o il tablet. Il cloud è decisamente più conveniente e sicuro rispetto ad un hard disk o ad un documento cartaceo.</p>
<p><strong>Innovazione</strong>: quando si lavora ad un progetto, invece di inviare decine di mail alle persone coinvolte o chiedere ad un&#8217;assistente di organizzare riunioni o meeting, potrebbe essere utile <strong>creare uno spazio di collaborazione sul Cloud</strong> (vedi Google Drive o anche soluzioni più professionali). Questo aumenta la produttività, fa risparmiare tempo e soprattutto permette una collaborazione &#8220;in tempo reale&#8221; e senza intermediari. Far abituare un business al Cloud, significa essere sempre attenti alle innovazioni e avere sempre a disposizione tutti i migliori tool di automazione e collaborazione presenti sul mercato, con il conseguente miglioramento della produttività.</p>
<p>Entro i prossimi anni, <strong>il cloud diventerà un aspetto importante delle piccole imprese, dei loro prodotti e dei loro clienti</strong>. Quindi, per risparmiare tempo e alleggerire il carico di lavoro, può essere conveniente passare al cloud piuttosto che assumere un&#8217;assistente personale. In futuro, anche qui in Italia, la nuvola sarà un aspetto fondamentale anche nelle vendite, prendiamo ad esempio i negozi.</p>
<p>Fra qualche anno si potrà pensare di passare a <strong>Google Wallet o LevelUP</strong> come alternative al classico registratore di cassa per i pagamenti. LevelUP, ad esempio, trasforma uno smartphone in una cassa in grado di fare lo scan delle carte di credito. Si tratta di una nuova forma di pagamento, che per funzionamento ricorda molto il biglietto elettronico degli aeroporti. Questo metodo sarà il punto di partenza per spostare sulla nuvola anche i pagamenti e i trasferimenti di denaro.</p>
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		<title>Più sicurezza con OpenStack</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 13:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le risposte degli esperti dell'industria concordano: la sicurezza basata sugli standard aperti è un fattore positivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6902" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/03/daveywinder.jpg" alt="Davey Winder" width="100" height="140" />Davey Winder si è assunto per conto di <a title="Cloud Pro" href="http://www.cloudpro.co.uk/cloud-essentials/cloud-security/5369/open-source-cloud-offers-another-route-better-security" rel="nofollow">Cloud Pro</a> il compito di indagare sul <a href="http://www.informationweek.com/cloud-computing/infrastructure/ibm-openstack-adoption-ushers-in-new-clo/240151079" rel="nofollow">passaggio di Ibm</a> all’architettura di cloud <a href="http://www.openstack.org" rel="nofollow">OpenStack</a> e sulle problematiche eventuali di sicurezza che ci si potrebbe aspettare a fronte dell’adozione di una infrastruttura di nuvola open source.<span id="more-6901"></span></p>
<p>Non che la decisione di Ibm sia stata una vera sorpresa per qualsiasi addetto ai lavori: data appena allo scorso anno la decisione di entrare in OpenStack Foundation come <em>sponsor platinum</em> e da lì di contribuire al codice sorgente.</p>
<p>Ma come si devono sentire quei, tipo, cinquemila clienti Ibm che magari nutrono perplessità nei confronti delle architetture aperte e della filosofia <em>open source</em>? Winder ha chiesto ad alcuni specialisti e le risposte sono positive.</p>
<p>Per esempio questa è la visione di Richard Moulds, <em>vice president</em> di <a href="http://www.thales-esecurity.com" rel="nofollow">Thales e-Security</a>:</p>
<blockquote><p>Le nuvole aperte possono trarre beneficio dall’approccio comunitario a ricerca e sviluppo. E, in un mercato che muta rapidamente come quello cloud, la possibilità di avvantaggiarsi di grandi insiemi di risorse condivise può risultare molto positiva. Un’altra connotazione positiva sta nella trasparenza del cloud aperto, che offre ai clienti una chiara visione del funzionamento effettivo dei servizi. Infine nel cloud open è più facile condurre “peer review” e scrutinature da parte di fonti indipendenti.</p></blockquote>
<p>L’aspetto collaborativo alle problematiche di sviluppo è stato anche sottolineato da Evan Powell, <em>chief strategy officer</em> di <a href="http://www.nexenta.com/corp/" rel="nofollow">Nexenta</a>:</p>
<blockquote><p>Una collaborazione globale di sviluppatori e tecnologi del cloud basata su codice sorgente pubblico porta allo sviluppo e all’aggiornamento costante del codice. Il quale si mantiene sempre rilevante, affidabile e sicuro proprio perché le vulnerabilità vengono identificate con estrema velocità, le azioni da intraprendere ricevono ampia eco, la soluzione arriva in fretta. A confronto, i cloud basati su tecnologie chiuse e proprietarie possiedono ogni sorta di vulnerabilità le cui caratteristiche sono note solo a pochi, pirati e criminali compresi. I clienti spesso non sono a conoscenza dei problemi e qualsiasi soluzione dipende dalle intenzioni del fornitore proprietario.</p></blockquote>
<p>Ancora più connotata l’opinione di Kevin Brown, amministratore delegato di <a href="http://www.coraid.com" rel="nofollow">Coraid</a>:</p>
<blockquote><p>Quando emerge una piattaforma dominante, il resto della concorrenza tende a radunarsi attorno ad alternative open source ed è motivato a migliorarne nel tempo sicurezza e solidità. Per gli sviluppatori cloud, che spesso si trovano a scrivere da zero molto codice di integrazione, OpenStack rappresenta una combinazione benvenuta di standardizzazione, supporto da parte della comunità, reputazione e supporto. Rispetto al codice fatto in casa, OpenStack può costituire una opportunità di migliorare significativamente la sicurezza, la robustezza e la velocità di implementazione per i servizi basati su cloud che richiedono una piena orchestrazione di tutto lo stack.</p></blockquote>
<p>Il tema della sicurezza, conclude Winder, coinvolge i fornitori di cloud quale che sia la loro infrastruttura di adozione. L’importante è determinare e applicare una filosofia di protezione dei dati chiara e che i clienti possano condividere.</p>
<p>Certo una realtà aperta, in grande crescita e in pieno sviluppo come OpenStack, aiuta.</p>
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		<title>I 10 migliori Paesi per il Cloud Computing</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 14:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena B</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[BSA global]]></category>
		<category><![CDATA[cloud environment]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati dello studio 2013 BSA Global Cloud Computing Scorecard]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6766" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/03/cloud-computing-mondo.jpg" alt="Global cloud computing scorecard" width="608" height="331" />Il Cloud Computing si sta diffondendo in tutto il mondo ma ci sono dei Paesi che, per diverse ragioni, sono i più adatti a far crescere e ad ospitare questo tipo di tecnologie.<span id="more-6764"></span> La ricerca denominata <a href="http://cloudscorecard.bsa.org/2013/index.html" target="_blank">2013 BSA Global Cloud Computing Scorecard</a> del gruppo industriale BSA-The Software Alliance, ha proprio lo scopo di individuare la classifica dei <strong>10 stati più &#8220;cloud-friendly&#8221; del mondo</strong>.</p>
<p>La ricerca si è basato sullo studio di 24 singoli stati, poi, la classifica è stata stilata in base a 7 categorie di fattori volti a misurare la <strong>preparazione del paese a supportare la crescita e lo sviluppo del Cloud Computing</strong>. Tra i fattori che hanno determinato la classifica troviamo le leggi e la normativa nazionale in ambito cloud, la norme sulla <a href="http://www.enterthecloud.it/abc-cloud/cloudus-vs-cloudue/" target="_blank">privacy</a> dei dati, la sicurezza, la prevenzione del cybercrimine, difesa dei diritti di proprietà intellettuale, libero scambio, standard industriali, preparazione del settore <em>information technology</em> e diffusione della banda larga. Tutti questi fattori sono ritenuti fondamentali per un giusto sviluppo delle tecnologie cloud e, per questo motivo, sono ritenute le caratteristiche di un paese che lo rendono un buon <strong>&#8220;cloud environment&#8221;</strong>. Prima di parlare nel dettaglio dei risultati e delle informazioni emerse dalla ricerca, vediamo la top 10 degli stati più cloud friendly:</p>
<ol>
<li>Japan</li>
<li>Australia</li>
<li>United States</li>
<li>Germany</li>
<li>Singapore</li>
<li>France</li>
<li>United Kingdom</li>
<li>South Korea</li>
<li>Canada</li>
<li>Italy</li>
</ol>
<p>A guidare la classifica troviamo il <strong>Giappone, l&#8217;Australia e gli USA</strong>, <a href="http://www.enterthecloud.it/mercato/cloudsurvey-2013/" target="_blank">l&#8217;Italia</a> entra nella top 10 al decimo posto. Proprio il decimo posto, ora occupato dall&#8217;Italia, l&#8217;anno scorso era occupato da Singapore che è riuscito a risalire fino al quinto posto. Lo stato asiatico è stato il paese che è riuscito a scalare più posizioni. La scalata è dovuta ad un fattore particolare, ovvero il riconoscimento &#8220;<em>del diritto degli utenti  di proteggere le loro informazioni personali e la necessità delle compagnie di usare i dati per scopi ragionevoli</em>&#8220;. Non compare nella top 10 la <strong>Malesia</strong>, la quale sta comunque facendo ottimi progressi in ambito di guerra al cybercrimine, creazione di leggi per la difesa della proprietà intellettuale (IP) e apertura al <em>digital trade</em>.</p>
<p>Dalla ricerca è emerso che, in alcuni stati, la frammentazione delle leggi persiste ancora e che, in alcuni casi, i tentativi di spingere i servizi cloud nazionali, finiscono per inibire i flussi di dati oltreconfine e deviare la competizione internazionale. Per &#8220;degli utili vantaggi in standard di sviluppo per il cloud computing e le infrastrutture&#8221;, gli Stati Uniti sono saliti al terzo posto spingendo giù dal podio la Germania. Grazie ad accordi internazionali per la difesa della proprietà intellettuale, anche Canada, Russia e India sono saliti in classifica.</p>
<p>A causa dello stallo del <strong>miglioramento delle policy</strong> nei più grandi mercati IT, la BSA vede molti stati europei perdere terreno. Come conseguenza, tutti e sei i paesi dell&#8217;UE presi in considerazione dallo studio hanno perso qualche posizione. Al di fuori dell&#8217;Europa, molti Stati si stanno staccando dal mercato globale con delle policy particolarmente controproducenti, è questo il caso di Vietnam, Corea e Indonesia. Gli accordi internazionali e i <em>trade agreements, </em>sono fondamentali per far rimanere competitivo il cloud di una nazione e, secondo la BSA, dovrebbero favorire e incoraggiare lo spostamento oltreconfine dei dati e delle applicazioni. La difesa della privacy e dei dati sono cose positive, ma non devono impedire il trasferimento libero dei dati oltre i confini nazionali. Proibire l&#8217;obbligo di usare infrastrutture locali potrebbe essere un passo avanti per molti paesi e per le tecnologie cloud.</p>
<p>Se, in Italia, l&#8217;anno scorso è stato quello della svolta cloud, adesso è arrivato il momento di guardare avanti per rendere il nostro stato più competitivo e per far crescere il cloud anche nel nostro paese. Il decimo posto dell&#8217;Italia è sicuramente influenzato da un fattore da non sottovalutare: la scarsa copertura della banda larga. Il <a href="http://www.enterthecloud.it/mercato/cloudsurvey-2013/" target="_blank">Cloud Survey 2013</a> ci ha dato un&#8217;idea dello stato del cloud nel nostro paese e, nonostante i <strong>positivi segnali di crescita</strong>, bisognerà fare di più (ricordiamo che nel 2013 l&#8217;Italia era al sesto posto).</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Trattamento di quiescenza</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 09:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[load balancer]]></category>
		<category><![CDATA[quiescenza]]></category>
		<category><![CDATA[scalabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti si vantano della scalabilità verso l'alto… ma conta anche l'altra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6421" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/02/macvittie.png" alt="Lori MacVittie" width="80" height="160" />Una qualità che un buon servizio di cloud dovrebbe possedere e spesso finisce sottovalutata o ignorata: la <em>quiescenza<br />
</em>. Secondo le parole di <a href="https://devcentral.f5.com/blogs/us/does-your-cloud-quiesce-it-should#.USzS7aURKUk" target="_blank" rel="nofollow">Lori MacVittie su F5 DevCentral</a>, <em>è quando mamma dice di finire quello che stai facendo e di non cominciare nient&#8217;altro, perché stiamo per uscire.</em><span id="more-6420"></span></p>
<p>Subito dopo l&#8217;articolo presenta una descrizione appena più tecnica e tuttavia ugualmente chiara per un addetto ai lavori:</p>
<blockquote><p>Una funzione dei load balancer (almeno di quelli di livello enterprise) che consente la chiusura ordinata di istanze di applicazioni per qualsiasi ragione valida, come patch, manutenzioni programmate eccetera.</p></blockquote>
<p>La quiescenza costituisce la base per permettere la migrazione non distruttiva delle macchine virtuali: durante lo spostamento, spiega MacVittie, la macchina virtuale viene spostata e lanciata nella posizione nuova, ma il <em>load balancer</em> continua a inviare richieste in quella vecchia. Solo quando la macchina virtuale si è avviata nella nuova posizione, il <em>load balancer</em> le invierà richieste; nel contempo però continuerà ad amministrare le connessioni esistenti fino a quando sono state tutte completate.</p>
<p>Se un servizio di <em>load balancing</em> non offre funzioni soddisfacenti di quiescenza delle connessioni, l’elasticità del servizio è a rischio.</p>
<p><strong>Avanti e indietro</strong></p>
<p>Un cloud degno di questo nome è capace di scalare con facilità e il <em>load balancer</em> si incarica di riequilibrare il sistema non appena si aggiunge una ulteriore istanza di un’applicazione. Solo che tutti gli esempi si riferiscono a situazioni che richiedono un aumento delle prestazioni e pochi parlano del comportamento corretto quando invece ne servono meno.</p>
<p>Come si chiudono le applicazioni e le connessioni – educatamente, permettendo a tutti i processi in corso di concludersi – è un fattore importante per la bontà di un servizio e comporta un certo grado di intelligenza dentro il <em>load balancer</em>. Che, come scrive MacVittie, <em>deve saper discernere l&#8217;esistenza di uno stadio intermedio tra &#8220;up&#8221; e &#8220;down&#8221;.</em></p>
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		<title>Migrazione senza integrazione: un vicolo cieco</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 14:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Web Services]]></category>
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		<category><![CDATA[cloud ibrido]]></category>
		<category><![CDATA[cloud pubblico]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cloud ideale sarebbe quello ibrido, sfruttato con una buona integrazione quando servono convenienza ed elasticità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6309" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/02/greg-ness.jpg" alt="Greg Ness" width="100" height="100" />Dal proprio blog <a href="http://gregness.wordpress.com" rel="nofollow" target="_blank">Archimedius</a>, Greg Ness – <em>vice president</em> per il marketing in <a href="http://www.cloudvelocity.com" rel="nofollow" target="_blank">CloudVelocity</a> – ammonisce chi voglia migrare al cloud a non scambiarlo per un nuovo fornitore di servizi o a una nuova <em>facility</em>: la migrazione, titola, <a href="http://gregness.wordpress.com/2013/02/15/cloud-migration-without-integration-is-a-dead-end-2/" rel="nofollow" target="_blank">senza integrazione è un vicolo cieco</a>.<span id="more-6308"></span></p>
<p>A parere di Ness, è in corso una <em>guerra tra Amazon Web Services e l’impresa rispetto alla direzione futura dell’industria IT</em>. Questi i termini della contesa:</p>
<blockquote><p>Amazon promuove il cloud pubblico come una destinazione, una componente primaria e permanente dell’infrastruttura informatica di un’azienda; al contrario, le imprese sono oggi per lo più interessate al cloud come parte secondaria dell’infrastruttura, da usare secondo necessità, per qualsiasi cosa dal cloud devtest alla cloud continuity fino ai modelli di operatività Cloud on Demand che stanno emergendo ultimamente.</p></blockquote>
<p>Si tratterebbe di un conflitto <em>completamente non necessario</em>. Secondo Ness i centri dati tradizionali sono ottimali per carichi di lavoro predicibili e si tratta magari di renderli più efficienti e flessibili tramite la virtualizzazione. All’opposto, il cloud è, parole sue, <em>infinitamente più desiderabile</em> quando è risorsa a richiesta.</p>
<p>Secondo Ness la vera <em>killer application</em> quando si parla di cloud è l’<em>agility</em>, ciò che tiene sulla cresta dell’onda le aziende anche in momenti di cambiamento accelerato, dove serve una capacità di risposta rapida ed efficace.</p>
<p>Di conseguenza si dovrebbe puntare sul cloud ibrido, come risposta definitiva alle esigenze del reparto informatico aziendale, senza troppa differenza tra dimensioni o strategie. Semmai i più piccoli preferiranno l’ibrido soprattutto per la convenienza, i grandi in particolar modo per l’agilità.</p>
<p>Ed è questo il senso del vicolo cieco di cui si parlava all’inizio: L’opinione di Ness è che adottare il cloud pubblico come viene proposto oggi sia un po’ come affidarsi a una azienda di traslochi per spostare la sede sociale da qualche altra parte: una mossa che coinvolge l’intera azienda come un blocco unico, effettuata da un altro blocco unico. <em>Questo deve cambiare</em>, è la conclusione.</p>
<p>Presto per dire se questo punto di vista debba prevalere; certo è che il cloud offre evidentemente il suo meglio quando se ne possono sfruttare le doti fuori dal comune di flessibilità e convenienza, dato che gioca a favore della tesi.</p>
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		<title>Racconti dell’orrore e sicurezza unificata</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 09:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[cloudaccess]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[unified security]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cloud tiene sotto controllo i costi di avvio di un business. Anche quelli di riavvio. E con più sicurezza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/02/skull.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6233" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/02/skull-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Storia che potrebbe ripercorrere quella di molte realtà, quella raccontata da Kevin Nikkhoo di CloudAccess e che comincia come di consueto <a title="Racconto dell'orrore di un'azienda e un ex dipendente arrabbiato" href="http://cloudaccesssecurity.wordpress.com/2012/10/26/react/" rel="nofollow" target="_blank">in una notte buia e tempestosa</a>: quando un vicepresidente delle vendite lascia l’azienda di Dan, amministratore delegato e Chief Technical Officer, 150 persone e 30-50 milioni di dollari l’anno in fatturato, in termini apparentemente amichevoli.<span id="more-6232"></span></p>
<p>Senonché un mese dopo qualcuno penetra nei server aziendali, cancella i database del Customer Relationship Management, deposita una mail che accusa i dirigenti dell’azienda di truffare i dipendenti, cancella dati a destra e a manca per ritirarsi coprendo efficacemente le proprie tracce e lasciando il misfatto senza un colpevole certo. Nikkhoo riassume così la situazione:</p>
<blockquote><p>Ora Dan deve affrontare una serie di costi e di questioni legate a reinventare la ruota, rimpiazzare l’informazione perduta e raffrorzare la sicurezza. A parte la ricostruzione dei contatti personali e le opzioni di recupero dati, la parte più difficile è fare in modo che non possa più accadere. Se Dan si affida ai vecchi paradigmi dovrà affrontare una spesa consistente in conto capitale e destinare allo scopo centinaia di ore/uomo e altre risorse dell’azienda, distolte dal business. Oppure no.</p></blockquote>
<p>Nikkhoo sostiene che Dan potrebbe ricorrere a React (Realtime Event &amp; Access Correlation Technology), un sistema di CloudAccess che si rifà ai principi del paradigma <a title="UniSec" href="http://www.posedge.com/html/ipsec-macsec-unisec.html" rel="nofollow" target="_blank">UniSec</a> (Unified Security, sicurezza unificata) per garantire i bisogni di Dan attraverso il cloud. Eliminando la spesa in conto capitale e le risorse prima citate.</p>
<p>Se React e Unisec possano essere proposizioni valide viene lasciato al marketing di <a href="http://www.cloudaccess.com" rel="nofollow" target="_blank">CloudAccess</a>. Quello che deve fare riflettere profondamente sono le <strong>problematiche di sicurezza connesse all’utilizzo tradizionale di IT</strong> interna all’azienda e come queste cambiano nel momento in cui i servizi informatici necessari vengono erogati via cloud, con tutti i vantaggi in termini di costi, sicurezza ed efficienza che conosciamo.</p>
<p>A cui aggiungere, se la configurazione è adeguata, la recuperabilità dei dati. Se i sistemi dell’azienda di Dan fossero stati su cloud, probabilmente l’incidente sarebbe stato completamente assorbito nel giro di mezza giornata.</p>
<p>Dimenticavamo: è una storia vera.</p>
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		<title>Cloud Computing: gli USA spiano i dati europei</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 13:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena B</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[cloud USA]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ex capo della privacy di Microsoft lancia l'avvertimento. Il cloud europeo è la soluzione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-6108" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/02/usa.jpg" alt="Cloud Computing" width="270" height="175" />I cittadini europei non saranno felici di sapere che i dati immagazzinati nel cloud sono soggetti al &#8220;controllo&#8221; degli USA.<span id="more-6106"></span> Al contrario di quanto accade in Europa, negli USA vige una legge che autorizza la &#8220;sorveglianza meramente politica sui dati relativi a stranieri&#8221;, ciò significa che tutti i dati (anche personali, di aziende e sensibili) salvati nelle nuvole americane <strong>possono essere spiati dalle autorità americane</strong>, anche se si tratta di informazioni di proprietà di cittadini non americani.</p>
<p>Dai servizi cloud dei colossi del Web come <strong>Google, Amazon, Microsoft</strong>, ai semplici social network come Facebook o alle mail di GMail, tutto è soggetto a controllo. La legge che permette questo è il <strong>Foreign Intelligence and Surveillance Amendments Act</strong> (<strong>FISA</strong>), che ha sollevato &#8220;<em>un rischio ancora maggiore nei confronti della sovranità UE sui dati rispetto ad altre leggi finora prese in considerazione dai decisori politici europei</em>&#8220;. In teoria, se un paese volesse accedere ai dati salvati su Internet di un cittadino straniero, dovrebbe ricorrere al trattato di Mutua assistenza legale (<strong>Mutual legal assistence, Mla</strong>) e specificare le ragioni a fondamento di tale richiesta (presunta attività terroristica, criminale&#8230;).</p>
<p>Gli USA però, dopo l&#8217;attacco alle torri gemelle, hanno emendato il FISA e si sono assicurati un potere di sorveglianza pressochè assoluto. All&#8217;epoca, il cloud ancora non esisteva, ma nel 2008 la legge è stata ritoccata con la <strong>sezione 1881a</strong>, che estende i poteri di sorveglianza delle agenzie d&#8217;intelligence anche ai servizi cloud. Come spiega Zack Whittaker, giornalista esperto in materia, la legislazione UE protegge la tua privacy solo se i dati sono archiviati in Europa e in uno degli stati membri da società europee, ma nel caso di dati salvati sui server di aziende USA (anche se fisicamente sul suolo europeo), vige la legge americana.</p>
<p>Molte delle aziende americane come Google e Facebook, hanno scelto per ragioni fiscali di posizionare i loro <strong>datacenter europei in Irlanda</strong>, anche in questo caso i dati archiviati sono soggetti a controllo in quanto le aziende in questione hanno sede negli USA. L’avvertimento è arrivato da <strong>Caspar Bowden</strong>, ex capo della privacy di Microsoft, al Parlamento Europeo di Bruxelles e, cosa più grave, ha sottolineato come <strong>la normativa UE non riesca ad impedire agli USA spiare file e documenti</strong> di cittadini non statunitensi.</p>
<p>Esiste una soluzione per questo enorme rischio per la privacy? Astenersi dall&#8217;uso di servizi come iCloud, GMail, Dropbox, Facebook, Twitter&#8230;è quasi impossibile al giorno d&#8217;oggi, ma <strong>le aziende che scelgono di passare al cloud computing</strong> possono decidere di affidarsi a <a href="http://www.enterthecloud.it/mercato/recensione-cloudup/" target="_blank">servizi cloud italiani</a> o europei. Questo permette di avere una <strong>maggior consapevolezza delle norme che regolamentano l&#8217;accesso ai dati da parte delle autorità e di garantirsi un maggiore livello di privacy</strong>.</p>
<p>Fortunatamente, in Europa nessun atto legale di un paese terzo può prevalere sulla legge di un paese comunitario o sulla legislazione UE, per questa ragione i dati salvati sui servizi cloud di aziende europee sono soggetti alle regole di protezione dei dati. Se gli USA vogliono avere accesso a questi dati devono quindi ricorrere ai trattati di Mutua assistenza legale. I servizi cloud americani saranno anche i più popolari, ma a volte è meglio <strong>tutelare la propria privacy</strong> ed essere pienamente consapevoli delle norme che si applicano ai nostri dati. Sotto l&#8217;aspetto della <a href="http://www.enterthecloud.it/abc-cloud/cloudus-vs-cloudue/" target="_blank">privacy, il cloud europeo</a> è quello che garantisce maggiori sicurezza.</p>
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		<title>Il Cloud aiuta (anche) a prendere decisioni migliori</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 12:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena B</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABC Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[time to market]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il cloud le aziende diventano più flessibili, smart e reattive]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-5909" src="http://www.enterthecloud.it/wp-content/uploads/2013/02/cloud-produttivita.jpeg" alt="il cloud aiuta" width="248" height="165" />Gestire il proprio business sul cloud comporta diversi vantaggi, uno di questi è il fondamentale aiuto nei processi di <em>decision making</em>.<span id="more-5907"></span> La nuvola permette di <a href="http://www.enterthecloud.it/abc-cloud/la-doppia-vita-casa-lavoro-dei-servizi-on-line/" target="_blank">accedere alle informazioni da qualsiasi luogo</a> e consente ai dipendenti di essere sempre aggiornati e coinvolti nei <em>brainstorming</em> aziendali.</p>
<p>I tempi in cui un guasto tecnico, un crash del computer o il furto di un cellulare potevano causare enormi perdite di dati sono ormai passati. <strong>Le informazioni caricate sul cloud sono sempre disponibili</strong>, ed è proprio questa caratteristica della nuvola a renderla fondamentale anche per la <strong>produttività</strong>. Negli ultimi tempi, i processi di business devono essere portati avanti sempre più velocemente, perciò, avere a disposizione dati, statistiche, documenti ecc. sempre sottomano può aiutare a rispondere meglio (e più velocemente) ad una potenziale situazione critica.</p>
<p>Gestire le relazioni con i clienti, consultare i dati, organizzare i meeting e gli appuntamenti di un team&#8230;sono tutte operazioni che si possono fare tranquillamente anche <strong>tramite un browser o uno smartphone</strong>. Sempre più software infatti, risiedono sulla nuvola piuttosto che su un singolo computer. Tutto quello che serve è un account per il login e un dispositivo, desktop o mobile. Inoltre, le relazioni tra i clienti o consumatori avvengono online, e <strong>gli strumenti cloud possono aiutare a tracciare e ottimizzare queste relazioni.  </strong>In questo modo, anche le piccole aziende potranno tenere traccia delle loro informazioni in modo più efficace.</p>
<p><strong>Tulle le aziende hanno una presenza online</strong>. Che si tratti di un azienda di pulizie, di un personal trainer o di un salone di bellezza, Internet è diventato parte di integrante del business. La presenza in Rete, ormai può essere portata avanti anche con un semplice smartphone. Vendite, <a href="http://www.enterthecloud.it/mercato/dropbox-teams/" target="_blank">condivisione di documenti</a>, to-do list, progetti comuni tra i dipendenti&#8230;sono tutte operazioni che avvengono meglio se sono svolte sulla nuvola. Il flusso di lavoro è più veloce, i membri del team sono sempre aggiornati e &#8220;<em>on the same page</em>&#8220;, si risparmia tempo e, alla fine, il risultato è un lavoro, un progetto, <strong>una decisione&#8230;migliore</strong>.</p>
<p>Effettivamente, piuttosto che inviare 10 mail, non è più semplice condividere una cartella o un documento su <strong>Google Drive</strong>?. Il cloud sta cambiando non solo il reparto IT, ma anche il modo in cui i colleghi e i collaboratori lavorano insieme. Ilana Eberson, CEO e fondatrice di B3 Global, sottolinea come le aziende di marketing e high-tech siano state le prime ad adottare la tecnologia cloud. Adesso però anche le piccole imprese e le Start-Up possono beneficiare del cloud computing &#8220;<em>I servizi cloud sono molto più economici, molto più in linea con i budget ristretti</em>&#8220;. Abbiamo infatti già visto come tantissime startup italiane si siano rivolte al cloud per avere più flessibilità, mobilità e risparmio.</p>
<p>I benefici per la produttività sono tali che, molti dipendenti aziendali, hanno iniziato di propria iniziativa a <strong>sfruttare tool come Dropbox o le Google Apps</strong>. In questo modo si risparmia tempo e ci si può concentrare sulle task più importanti, &#8220;<em>It helps by getting a high level view of everything in your business so you can choose to dedicate your limited time to the places that need the most attention</em>&#8220;. Il software si sta spostando sempre di più verso la nuvola e <strong>passare al cloud fa bene&#8230;anche ai processi decisionali</strong>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://mashable.com/2013/02/01/cloud-small-business/" rel="nofollow" target="_blank">Mashable</a></p>
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