Cloud computing come gli UFO: tutti ne parlano ma…
I dubbi nascono dai risultati di una ricerca IDC Italia: la gente sa davvero cos’è il cloud computing?
Tutti parlano di Cloud Computing. E tutti utilizzano acronimi come IaaS, PaaS, *aaS (Anything as a Service, in pratica un qualcosa all’interno della Service Oriented Architecture) come fossero termini familiari. Ma questi termini non sono familiari: secondo il report commissionato a IDC Italia dalla Comunità Europea (qui l’interim report, pagina 12) il quaranta percento circa degli intervistati non conosce il Cloud, e il venti percento circa dichiara di non usarlo né di avere piani per usarlo.
Il report mi ha stimolato a ripresentare le definizioni e rispondere alla domanda cos’è il Cloud Computing. I modelli di riferimento in uso sono quelli del National Institute for Standards and Technology (NIST) statunitense e quello della Comunità Europea.
Il NIST parla sinteticamente di Cloud come un modello computazionale con le seguenti caratteristiche (qui, pagina 2):
- self-service e a richiesta dell’utente
- disponibile in rete e per qualunque client
- a risorse comuni in pool (potenza computazionale, memorizzazione etc)
- rapidamente elastico (ovvero che può ad esempio supportare picchi senza divenire indisponibile)
- a servizi conteggiati su misura (in modello pay-per-use o charge-per-use).
La piattaforma hardware e software abilitante è l’infrastruttura del Cloud, che si può quindi vedere come composta dallo strato fisico e da quello di astrazione che abilita i cinque punti precedenti.
Nella Comunità Europea, all’interno del Framework Program numero sette, il Cloud è definito come “un ambiente elastico di risorse per l’esecuzione, che coinvolge vari portatori d’interesse e fornisce un servizio conteggiabile in diverse modalità a seconda del livello di servizio specificato” (qui, pagina 8). La definizione data in sede Europea è sostanzialmente identica a quella statunitense, anche se mi sembra meno dettagliata.
Come fa notare il NIST, il termine “Cloud Computing” si riferisce a un modello che è in evoluzione, e come giustamente nota la Comunità Europea, è ragionevole darne una definizione come rappresentazione dello stato dell’arte e non esaustiva (insomma, quanto si rileva oggi sul mercato). Il documento europeo traccia anche una breve storia del termine, addirittura facendolo risalire al 1961 a John McCarty o, più recentemente a metà degli anni ’90 a discussioni di gruppi di lavoro dell’Internet Engineering Task Force (IETF).
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Posted in Case History Featured by: Stefano il 12.11.2012


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