Posted in Tecnologia
by: Lucio il 09.07.2012

Roberto Patano, Business Development Manager di NetApp Italia

Spostiamo l’attenzione sul cloud storage. È ancora una risorsa primaria o si può già definire commodity?

Abbiamo intervistato Roberto Patano, Business Development Manager presso NetApp Italia.

Come cambiano ruolo e strategie di un leader nei prodotti di storage nel momento in cui si diffondono soluzioni cloud?

Lo storage, a differenza di quello che in molti credono, gioca un ruolo di primaria importanza non solo perché rappresenta il “contenitore” di tutte le informazioni, ma anche poiché con le sue caratteristiche può abilitare e semplificare la diffusione e l’utilizzo di una infrastruttura cloud. È importante quindi disporre di soluzioni storage che non solo siano affidabili e performanti, ma che portino efficienza e soprattutto flessibilità di utilizzo. Devo cioè poter scalare virtualmente all’infinito in termini, per esempio, di capacità senza fermare l’operatività della mia azienda e essere libero di trasformare velocemente il tipo di servizio offerto.

NetApp ha recentemente ampliato la propria offerta di prodotti verso fasce più ampie di utenza, con soluzioni di costo più accessibili e dirette a gruppi di lavoro più compatti rispetto alla clientela tradizionale. Sembrerebbe una mossa in controtendenza rispetto alle direzioni generali del mercato, che si vuole puntare verso il cloud e lo storage di rete. È una rappresentazione corretta della situazione?

Noi riteniamo di sì, proprio nell’ottica di andare a soddisfare esigenze diverse in mercati differenti che possono essere soddisfatte da soluzioni di cloud pubblico, privato o ibrido.

Che cambiamenti ha portato nel mercato dello storage l’avvento delle unità SSD (Solid State Device)? Sono prodotti che hanno un ruolo anche oltre il panorama dell’elaborazione personale? Che evoluzione prevede NetApp nella proporzione tra l’uso delle unità tradizionali e quelle a stato solido?

Noi vediamo l’avvento delle unità SSD come una naturale evoluzione dei supporti dischi, ma non la interpretiamo come una rivoluzione. Dal nostro punto di vista ciò che fa la differenza è l’intelligenza dello storage, che per NetApp è il sistema operativo DataONTAP, e la capacità di evolvere e di utilizzare al meglio le tecnologie che di volta in volta verrano introdotte nel mercato.

In questo momento ci sono differenze tra la strategia ottimale di storage per una grande azienda rispetto a una media azienda? Esiste una soglia di convenienza o di tecnologia per optare tra privilegiare lo storage in-house oppure soluzioni di cloud e di esternalizzazione?

Credo che non ci si debba focalizzare sulle dimensioni, ma sull’utilizzo che l’azienda fa delle proprie informazioni, individuando i servizi a più alto valore strategico e quelli in cui è richiesta massima flessibilità operativa.
Se si prova a mappare i requisiti in base alle esigenze del business, si riescono ad individuare delle aree con applicazioni non critiche (CRM, Customer Relationship Management) che possono tranquillamente essere soddisfatte da offerte di cloud pubblico, piuttosto che altre più critiche a dinamicità elevata, ideali per essere utilizzate in una soluzione di cloud privato.

Da un punto di vista puramente commerciale, percepite una spinta maggiore verso il private cloud o verso il cloud generico? le scelte strategiche ibride, parte cloud privato e parte pubblico, hanno un seguito consistente o sono limitate?

In questo momento si percepisce una spinta maggiore sicuramente verso soluzioni di cloud privato, anche se l’attenzione e l’interesse verso il cloud pubblico per alcuni servizi è in continua crescita.

Quali sono le problematiche tecnologiche caratteristiche della fornitura di unità di storage pensate per il cloud?

Dal nostro punto di vista un’infrastruttura Data Center può veramente definirsi tale quando offre:

  • Selfservice
  • Cataloghi di servizi
  • Automazione
  • Analitica di servizi

Di conseguenza lo storage non solo deve poter garantire la flessibilità indispensabile per rispondere a tali esigenze, ma si deve configurare offrendosi all’esterno (attraverso API, interfacce di programmazione applicativa, aperte) come un servizio, o meglio più servizi con caratteristiche differenti in termini di performance, protezione, conformità.
Solo così l’azienda sarà in grado, attraverso software di orchestration, di offrire servizi al proprio utente aziendale piuttosto che esternamente.

Su ExtremeTech si è recentemente sostenuto che i prezzi dei dischi rigidi, cresciuti a causa delle alluvioni verificatesi in Thailandia a danno di alcune fabbriche strategiche, si siano ristabiliti ma siano rimasti leggermente più elevati di prima delle alluvioni. Nel primo trimestre 2012 Western Digital e Seagate hanno riportato utili netti rispettivamente del 16 percento e del 37 percento rispetto al fatturato; nel primo trimestre 2011 i margini netti erano rispettivamente del 6 percento e del 3 percento. L’andamento di NetApp è stato influenzato da questi eventi? C’è una stagionalità nella fornitura di unità disco, che porta a consigliare certi periodi rispetto ad altri per una decisione di acquisto?

I prezzi delle soluzioni di storage NetApp sono il risultato di una serie di fattori e solo alcuni componenti sono acquistati nelle regioni colpite dalle alluvioni; le soluzioni NetApp si posizionano quindi sul mercato dal punto di vista del prezzo in linea con gli altri produttori, fornendo ai clienti valore, legato principalmente alle funzionalità software di efficiency, virtualizzazione, sicurezza eccetera.

Sul sito NetApp appare una case history video intitolata Ecco come il gruppo Softbank ha sfruttato i servizi cloud per aiutare a risollevare una nazione. Possiamo riassumerla brevemente? E soprattutto è un claim realistico? Lo storage è ancora una risorsa primaria o, come si sostiene a volte, è diventato una commodity “neutrale”?

La case history che viene menzionata è legata al cliente giapponese Softbank ed è tristemente attuale anche in Italia: a volte disastri naturali portano le aziende ad interrompere le attività operative. Ripristinare l’operatività è ciò a cui mirano le aziende con i piani di disaster recovery. In particolare Softbank, uno dei principali telco service provider giapponesi, ha realizzato una serie di servizi per il mercato interno, rivolgendosi principalmente a quelle aziende vittime di una discontinuità operativa e aiutandole a rientrare velocemente sul mercato: l’utilizzo dello storage NetApp ha consentito a Softbank di implementare i servizi molto velocemente e ha permesso indirettamente ai clienti finali che li utilizzano di ritornare operativi.

Quali sono gli asset tecnologici che pongono NetApp in posizione di leadership nello storage?

Il principale Asset tecnologico risiede nel nostro sistema operativo; Data ONTAP. Un sistema unico ed identico per tutta la famiglia di soluzioni storage NetApp che porta efficienza, integrazione applicativa, semplicità e che continua ad evolvere. L’ultima versione, chiamata Cluster Mode, offre funzionalità di Scale Out sia in ambienti San Che Nas.

Nel mondo cloud, la virtualizzazione ha grande presenza e importanza. Ha un impatto particolare dal punto di vista dello storage, rispetto alle architetture tradizionali? E se sì, quale?

Il forte livello di integrazione che NetApp ha con tutte le soluzioni Hypervisor garantisce non solo una semplicità enorme in termini di gestione ma offre anche una modalità unica di protezione delle informazioni.

NetApp parla di IT flessibile. Come si traduce, concretamente, questa dizione in un contesto di uso di cloud aziendale?

Partiamo dal presupposto che oggi fino all’80% dei budget IT viene speso per il mantenimento di quanto già acquisito; purtroppo le aziende seguono ancora la vecchia filosofia di acquistare e creare sistemi sulla base di ogni singolo progetto.
Questo ha portato le organizzazioni IT a trovarsi sotto una pressione molto forte da cui è possibile uscire solo attraverso soluzioni flessibili e virtualizzate che permettano di costruire ambienti e allocare risorse in base alle necessità reali e in risposta ad esigenze di business. Appunto soluzioni cloud.

Considerate i grandi cloud individuali (SkyDrive, Dropbox, iCloud eccetera) una possibile insidia per il business dello storage? O semplicemente si sposta più a monte il livello della vendita?

Assolutamente no, anzi. Al crescere della diffusione di tali servizi anche in ambienti non enterprise, la soluzione di storage alla base dovrà adeguarsi sia in termini capacitivi che prestazionali.

Più o meno contemporaneamente al cloud computing si è cominciato a parlare anche di Big Data. È un business con una consistenza e prospettive o una buzzword che delimita una nicchia relativamente ristretta di clienti e prospect?

È assolutamente un fenomeno che sta crescendo e vedrà la sua esplosione nei prossimi anni. E se pur inizialmente potrà magari essere appannaggio solo di una cerchia ristretta di clienti, sono convinto che vedrà presto una diffusione massiva.

Un consiglio specifico in tema di cloud per i nostri lettori?

Non pensare che il cloud sia la panacea di tutti i mali, ma nemmeno credere che non serva a nulla: è necessario capire esattamente le proprie esigenze e pianificare un percorso realistico di trasformazione della propria infrastruttura.

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