Posted in Tecnologia
by: Lucio il 28.12.2012

PaaS e la carica dei “normali”

Sappiamo già che cosa succede quando una piattaforma che richiede conoscenze tecniche evolve: diventa accessibile a un pubblico più ampio. Molto più ampio

PaaSChe cosa hanno in comune la diffusione crescente delle iniziative Platform as a Service (PaaS) e la rivoluzione del desktop computing che ha caratterizzato tecnologicamente gli anni ottanta? L’inizio della risposta la formano due fonti che non potrebbero essere più differenti, associate da Cary Landis su Cloud Computing Journal.

Il National Institute of Standards and Technology (NIST) fornisce la seguente definizione di PaaS:

La funzione disponibile al consumatore di dispiegare sull’infrastruttura cloud applicazioni reperite oppure create autonomamente usando strumenti e linguaggi di programmazione supportati dal provider. Il consumatore non si occupa né controlla l’infrastruttura cloud sottostante comprensiva di rete, server, sistema operativo o storage, mentre ha il controllo sulle applicazioni dispiegate e magari sulle configurazioni dell’ambiente di hosting applicativo.

È invece nientemeno che Steve Jobs a formulare la seguente affermazione nel documentario Triumph of the Nerds del 1996:

Mi era molto chiaro che c’era un giro di appassionati di hardware capaci di assemblare il proprio computer… per ognuno di questi, c’erano migliaia di persone che non lo sapevano fare, ma volevano occuparsi di programmazione: appassionati di software.

Da questa prospettiva non c’è molta diversità tra ciò che successe quasi trent’anni fa nell’informatica e quanto sta per avvenire su grande scala in ambito PaaS: la possibilità di dare per scontato l’hardware e non doversene occupare, per avere la piena libertà di curare il proprio software.

A rendere possibile la svolta del desktop computing fu l’evoluzione del sistema operativo. I primi computer avevano un sistema operativo ridotto all’osso se non inesistente. Macintosh e Windows aggiunsero strati di sicurezza, supporto applicativo, gestione trasparente di tutte le risorse a disposizione in modo che il consumatore potesse dare l’hardware per scontato, appunto. Meglio, dare per scontato il livello fisico di operatività.

Al cuore dei moderni sistemi PaaS esistono naturalmente cuori Linux, Windows, OS X, Solaris eccetera. Ma se allarghiamo la scala del modello e guardiamo al cloud come a una sola singola, grande entità, l’esistenza di Unix o Windows perde di significato. Invece abbiamo una immensa infrastruttura che fornisce la gestione e la sicurezza che forniva il sistema operativo desktop negli anni ottanta (moltiplicato mille in efficienza, protezione, velocità, funzioni a disposizione); sulla quale SaaS (Software as a Service) funziona beneficiando di tutto quello che è stato predisposto a livello di piattaforma. Come dare per scontato l’hardware, cosa che per la prima volta avvenne negli anni ottanta e però nostro secolo viene sostituito da una entità più ampia e importante definita PaaS.

È il primo passo verso una diffusione dell’elaborazione via cloud, in termini numerici di utilizzatori, che oggi neanche immaginiamo. E richiederà una frazione delle conoscenze tecniche, o del retroterra culturale tecnologico, che oggi molti immaginano indispensabile.

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Con il #CloudComputing nessuna preoccupazione per l'hardware: piena libertà di curare il software. http://bit.ly/UpUiVv #PaaS La prossima rivoluzione del cloud: l'arrivo degli appassionati privi di nozioni hardware e bravi con il software. #PaaS http://bit.ly/UpUiVv

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